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Natale al ginseng

di Arianna Magnani

Sono in ritardo. Sto per chiudermi la porta alle spalle quando mi torna in mente il regalo per Viola. È solo un pensiero, ma mi sembrava carino portarle qualcosa per farle gli auguri di Natale. Non ci vediamo da una vita!
Per fortuna non me lo sono scordato, anche se con la stanchezza di questo periodo dimentico continuamente qualsiasi cosa.

Dobbiamo vederci in un bar.

Io voglio bene a Viola, ma a quest’ora addenterei qualsiasi cosa e so già che lì non potrò trovare niente di adatto a me, quindi l’idea non mi ispira gran che. Le voglio bene lo stesso, sia chiaro, infatti non ho potuto dirle di no quando ha insistito.
Dice che le è comodo perché è vicino al suo ufficio e a casa della suocera, così riusciamo a incastrare il nostro incontro fra l’orario di lavoro e quello in cui dovrà andare a prendere il nanetto dalla nonna.

Ecco perché non ci vediamo da un sacco di tempo: io lavoro da una parte della città, lei dall’altra. Io sono single, lei è moglie e adesso anche mamma. Io, fra intolleranze varie, seguo una dieta rigidissima e lei mangia di tutto. Non ci siamo nemmeno più potute concedere le nostre amate cene settimanali… e il risultato è che l’ultima volta ci siamo viste per il mio compleanno, ad agosto. Da allora, solo messaggi su Whatsapp. E foto del nanetto, ovviamente.

Arrivo al bar e la vedo subito, coi suoi capelli rossi, che mi aspetta al tavolino.
Ma come fa ad essere sempre così bella? Se io avessi un bambino di pochi mesi, sembrerei una barbona. Altro che boccoli e cappotto in tinta con la borsa.
Ci salutiamo abbracciandoci, come sempre da quindici anni, e quell’abbraccio annulla il buco spazio-temporale che ci separava fino a un attimo fa.

Viola è sempre Viola, io sono sempre io, ma soprattutto noi siamo sempre noi e ci tuffiamo nelle chiacchiere come se ci fossimo viste ieri e non quattro mesi fa.

orrido.

Poi succede l’inevitabile: il profumo di brioche anche se è pomeriggio inoltrato, la barista che passa fra i tavoli con tazze di vetro dal contenuto invitante – e l’aroma che si spande al suo passaggio.

Mi si apre la voragine, che dovrà rimanere insoddisfatta.

“Ciao ragazze, cosa vi porto?”

“Per me caffè verde e ganoderma, come al solito”, risponde Viola, mentre io la guardo alzando un sopracciglio senza capire.

“Per te invece?”, mi chiede la barista.

“Io sono a posto, grazie”, dico, consapevole di risultare antipatica.

Lei, invece che guardarmi male, mi sorride e ribatte.

“Ma come? Non starai mica a guardarla!”

Stavolta le mie sopracciglia si alzano entrambe per la sorpresa, ma resto in silenzio.

“Dai, abbiamo dei caffè veramente speciali, impossibile che in tutto il menu non ne trovi uno che ti piaccia”.

Allora parlo, in mia difesa.

“Non è che non mi piacciano, sembrano ottimi. E’ che ho un po’ di intolleranze e certe cose non posso toccarle. Ma tranquilla, va bene lo stesso”.

“Guarda, anch’io ho delle intolleranze, ho scelto questa linea proprio perché è adatta a tutti… non potrò mica fare la barista e non assaggiare quello che propongo ai miei clienti. Fidati di me: ti porto un caffè al ginseng”.

Apprezzo l’impegno, ma titubo. Chissà se è sincera o se è tutto marketing.

“Ma sono intollerante al glutine, siamo sicuri che la macchinetta non sia contaminata con l’orzo?”

“Tutti questi caffè sono senza glutine, tranquilla”.

“Però non posso nemmeno mangiare latticini e zuccheri raffinati”.

“Allora ti porto il caffè al ginseng con lo zucchero di cocco. Quello non contiene nemmeno latte!”

Devo ammettere che a questo punto sono curiosa. E soprattutto non so più cosa ribattere.

“Ok, allora vada per quello”.

“Oh, perfetto! Torno subito, ragazze”.

Mi giro verso Viola, che sorride.

“Non ha neanche fatto battutacce sulle mie richieste assurde”, le dico, ancora stupita.
“Eh, è brava, sai quante volte mi ha saputo consigliare la cosa giusta al momento giusto? Soprattutto quando avevo appena finito la maternità… arrivavo qua distrutta e lei mi tirava su in un attimo. Se no non verrei tutti i giorni!”

Non fa una piega.

Quando arrivano i nostri caffè, vengo inebriata dal profumo. Quasi di nocciola, il mio.
Mi invoglia un sacco, in questa tazza di vetro.
Ne bevo un goccio e tutte le mie titubanze svaniscono. Amore al primo sorso.
Viola mi scruta, io le sorrido.

“Che poi, lo sai che lo zucchero di cocco ha un basso indice glicemico? E’ uno dei pochi zuccheri che posso permettermi!”

“Lo so, me l’hai detto un milione di volte…”

“E chissà che il ginseng non mi aiuti a riprendermi un po’ da questa stanchezza atroce, adesso che il caffè normale non lo bevo più”.

Viola non ha nemmeno il tempo di rispondere.

“Fra l’altro, mi spieghi tu come fai a non essere distrutta quanto me, che oltre al lavoro hai anche il nanetto da accudire?”

Sono logorroica, lo so, ma mi succede sempre quando sono felice.

Faccio pausa solo per bere un altro sorso del mio ginseng, ma intanto mi cade l’occhio sulla sua tazza.

“Vuoi assaggiare?”, mi chiede, senza che io – almeno stavolta – abbia proferito parola.

Assaggio questo caffè verde al ganoderma, che non ho nemmeno idea di cosa sia, e rimango stupita dal sapore delicato. Dovrò documentarmi, perché ha un nome da superfood. E a me i superfood stanno simpatici.
Riguardo il menu con curiosità: a questo punto vorrei provare tutte le bevande, una dopo l’altra.

Viola mi riporta alla realtà.

“E’ ora, devo andare a prendere il nanetto dalla nonna”.

“Cavoli, hai ragione, il tempo è volato”.

“Già. Ci vediamo presto, spero”.

“Cosa ne dici della settimana prossima, stesso posto, stessa ora?”

Sorride.

“Ma diverso caffè”.

“Affare fatto!”

“Buon Natale!”, ci diciamo all’unisono.